Tumori, Chirurgìa Dei
Definizione medica del termine Tumori, Chirurgìa Dei
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Definizione di Tumori, Chirurgìa Dei
Tumori, Chirurgìa Dei
Indice:Interventi a scopo diagnosticoLa chirurgia radicale del tumoreInterventi demolitivi e possibilità conservativeLa chirurgia palliativaLa chirurgia ricostruttivaintervento chirurgico sui tumori.
Adeguatasi alle mutate concezioni di terapia oncologica, che vedono oggi il trattamento dei tumori come uno sforzo congiunto e integrato a vari livelli di più discipline e competenze (mediche, chirurgiche, radiologiche ecc.), la chirurgìa dei tumori assume un ruolo centrale non solo in fase terapeutica, ma anche in fase diagnostica e come strumento di asportazione e di ricostruzione della parte malata.Interventi a scopo diagnosticoLa chirurgia contribuisce alla diagnosi istopatologica tramite l’esecuzione della biopsia e permette di giungere a una corretta stadiazione dei tumori mediante la dissezione dei linfonodi e gli interventi esplorativi (laparotomia e toracotomia), con cui si valuta l’estensione del tumore in un dato distretto corporeo.
In questi ultimi anni si è diffuso, nella strategia terapeutica di alcuni tumori, il cosiddetto second look, vale a dire un reintervento effettuato a distanza di tempo dalla prima operazione, in assenza di segni clinici di ripresa di malattia, con lo scopo di eradicare tempestivamente eventuali recidive e verificare l’efficacia del trattamento fino a quel momento.
Tipico è il caso del cistoadenocarcinoma dell’ovaio: al primo intervento chirurgico, integrato da chemioterapia o radioterapia, si fa seguire a distanza di qualche mese un altro intervento chirurgico per determinare nuovamente lo stadio della malattia.La chirurgia radicale del tumoreSul versante terapeutico gli interventi sono solitamente distinti nelle tre linee principali: chirurgia radicale, avente intento curativo sul tumore; chirurgia palliativa, effettuata con lo scopo di alleviare i sintomi; chirurgia complementare ad altre metodiche terapeutiche, che fanno uso di mezzi farmacologici o fisici.
Nel primo caso la chirurgia si propone di asportare tutta la massa tumorale visibile, compresa una porzione limitrofa di tessuto sano, per assicurare il più possibile la sicurezza dell’intervento.
Alla sola radicalità locale, circoscritta all’organo colpito dal tumore, occorre spesso affiancare una radicalità regionale, comprendendo nell’intervento le ghiandole linfatiche più vicine alla sede del tumore: qui si annidano nella maggior parte dei casi le prime metastasi, da cui può partire la diffusione del tumore a tutto l’organismo.
Questo tipo di approccio è obbligatorio in tutti i tumori della cavità toracica e addominale; a seconda della presunta estensione del tumore, può essere effettuato o meno anche nelle localizzazioni più superficiali (cute, laringe o mammella).Interventi demolitivi e possibilità conservativeNell’ambito della chirurgia radicale si riconoscono modalità d’intervento più o meno demolitive, tali a volte da condizionare pesantemente la qualità della vita che segue all’intervento: è il caso dell’isterectomia allargata per i tumori ginecologici più estesi, delle resezioni gastrointestinali, delle mastectomie radicali, degli interventi di amputazione degli arti e dell’asportazione della laringe.
In tempi più recenti si è cercato pertanto di mettere a punto, dove possibile, una chirurgia conservativa, che permetta, rispettando la radicalità dell’intervento, di ottenere risultati meno mutilanti e più accettabili per il paziente.
Con l’ausilio della chemioterapia si può ottenere un risultato soddisfacente riducendo l’entità dell’atto operatorio: è quanto oggi si sta tentando per l’osteosarcoma e per alcuni tumori della laringe, del retto, della vescica, e per i tumori della mammella aventi limitate dimensioni (per le quali è ormai accertato che l’asportazione soltanto del quadrante di mammella colpito, o quadrantectomia, associata a una radioterapia adiuvante, consente sopravvivenze uguali a quelle offerte dagli interventi più demolitivi).
In qualche caso è la chirurgia a correre in aiuto della chemioterapia: i tumori molto voluminosi, non completamente asportabili, sono in genere poco vascolarizzati e quindi difficilmente raggiungibili dai farmaci antiblastici, e spesso per di più sono popolati di cellule già farmacoresistenti (vedi anche chemioterapia oncologica); la riduzione del volume attuata dall’operazione li può rendere invece più suscettibili all’ulteriore chemioterapia: è il caso dei tumori dell’ovaio e dei linfomi maligni addominali, di alcuni sarcomi degli arti e dei tumori mammari molto estesi.
In questi casi la chirurgia si pone in una posizione complementare alle altre modalità terapeutiche.La chirurgia palliativaA volte, quando il tumore non è asportabile, la chirurgia può intervenire almeno per alleviare le condizioni del paziente: la chirurgia palliativa viene effettuata per risolvere la sintomatologia determinata dalla presenza del tumore.
Spesso viene impiegata in condizioni d’urgenza: per rimediare a occlusioni acute, a livello intestinale o delle vie respiratorie; per tamponare emorragie acute; per alleviare forti dolori; analoga motivazione hanno quegli interventi effettuati su metastasi polmonari, cerebrali o epatiche, incapaci di fronteggiare l’evoluzione della malattia, ma suscettibili di migliorare temporaneamente le condizioni del paziente.La chirurgia ricostruttivaSi tratta di una conquista piuttosto recente, motivata dalla necessità di assicurare un recupero funzionale e riabilitativo del paziente operato.
L’utilizzazione di protesi e di trapianti cutanei permette oggi di garantire soddisfacenti risultati estetici in operazioni mutilanti quali le mastectomie radicali.
Adeguatasi alle mutate concezioni di terapia oncologica, che vedono oggi il trattamento dei tumori come uno sforzo congiunto e integrato a vari livelli di più discipline e competenze (mediche, chirurgiche, radiologiche ecc.), la chirurgìa dei tumori assume un ruolo centrale non solo in fase terapeutica, ma anche in fase diagnostica e come strumento di asportazione e di ricostruzione della parte malata.Interventi a scopo diagnosticoLa chirurgia contribuisce alla diagnosi istopatologica tramite l’esecuzione della biopsia e permette di giungere a una corretta stadiazione dei tumori mediante la dissezione dei linfonodi e gli interventi esplorativi (laparotomia e toracotomia), con cui si valuta l’estensione del tumore in un dato distretto corporeo.
In questi ultimi anni si è diffuso, nella strategia terapeutica di alcuni tumori, il cosiddetto second look, vale a dire un reintervento effettuato a distanza di tempo dalla prima operazione, in assenza di segni clinici di ripresa di malattia, con lo scopo di eradicare tempestivamente eventuali recidive e verificare l’efficacia del trattamento fino a quel momento.
Tipico è il caso del cistoadenocarcinoma dell’ovaio: al primo intervento chirurgico, integrato da chemioterapia o radioterapia, si fa seguire a distanza di qualche mese un altro intervento chirurgico per determinare nuovamente lo stadio della malattia.La chirurgia radicale del tumoreSul versante terapeutico gli interventi sono solitamente distinti nelle tre linee principali: chirurgia radicale, avente intento curativo sul tumore; chirurgia palliativa, effettuata con lo scopo di alleviare i sintomi; chirurgia complementare ad altre metodiche terapeutiche, che fanno uso di mezzi farmacologici o fisici.
Nel primo caso la chirurgia si propone di asportare tutta la massa tumorale visibile, compresa una porzione limitrofa di tessuto sano, per assicurare il più possibile la sicurezza dell’intervento.
Alla sola radicalità locale, circoscritta all’organo colpito dal tumore, occorre spesso affiancare una radicalità regionale, comprendendo nell’intervento le ghiandole linfatiche più vicine alla sede del tumore: qui si annidano nella maggior parte dei casi le prime metastasi, da cui può partire la diffusione del tumore a tutto l’organismo.
Questo tipo di approccio è obbligatorio in tutti i tumori della cavità toracica e addominale; a seconda della presunta estensione del tumore, può essere effettuato o meno anche nelle localizzazioni più superficiali (cute, laringe o mammella).Interventi demolitivi e possibilità conservativeNell’ambito della chirurgia radicale si riconoscono modalità d’intervento più o meno demolitive, tali a volte da condizionare pesantemente la qualità della vita che segue all’intervento: è il caso dell’isterectomia allargata per i tumori ginecologici più estesi, delle resezioni gastrointestinali, delle mastectomie radicali, degli interventi di amputazione degli arti e dell’asportazione della laringe.
In tempi più recenti si è cercato pertanto di mettere a punto, dove possibile, una chirurgia conservativa, che permetta, rispettando la radicalità dell’intervento, di ottenere risultati meno mutilanti e più accettabili per il paziente.
Con l’ausilio della chemioterapia si può ottenere un risultato soddisfacente riducendo l’entità dell’atto operatorio: è quanto oggi si sta tentando per l’osteosarcoma e per alcuni tumori della laringe, del retto, della vescica, e per i tumori della mammella aventi limitate dimensioni (per le quali è ormai accertato che l’asportazione soltanto del quadrante di mammella colpito, o quadrantectomia, associata a una radioterapia adiuvante, consente sopravvivenze uguali a quelle offerte dagli interventi più demolitivi).
In qualche caso è la chirurgia a correre in aiuto della chemioterapia: i tumori molto voluminosi, non completamente asportabili, sono in genere poco vascolarizzati e quindi difficilmente raggiungibili dai farmaci antiblastici, e spesso per di più sono popolati di cellule già farmacoresistenti (vedi anche chemioterapia oncologica); la riduzione del volume attuata dall’operazione li può rendere invece più suscettibili all’ulteriore chemioterapia: è il caso dei tumori dell’ovaio e dei linfomi maligni addominali, di alcuni sarcomi degli arti e dei tumori mammari molto estesi.
In questi casi la chirurgia si pone in una posizione complementare alle altre modalità terapeutiche.La chirurgia palliativaA volte, quando il tumore non è asportabile, la chirurgia può intervenire almeno per alleviare le condizioni del paziente: la chirurgia palliativa viene effettuata per risolvere la sintomatologia determinata dalla presenza del tumore.
Spesso viene impiegata in condizioni d’urgenza: per rimediare a occlusioni acute, a livello intestinale o delle vie respiratorie; per tamponare emorragie acute; per alleviare forti dolori; analoga motivazione hanno quegli interventi effettuati su metastasi polmonari, cerebrali o epatiche, incapaci di fronteggiare l’evoluzione della malattia, ma suscettibili di migliorare temporaneamente le condizioni del paziente.La chirurgia ricostruttivaSi tratta di una conquista piuttosto recente, motivata dalla necessità di assicurare un recupero funzionale e riabilitativo del paziente operato.
L’utilizzazione di protesi e di trapianti cutanei permette oggi di garantire soddisfacenti risultati estetici in operazioni mutilanti quali le mastectomie radicali.
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